Scheda tecnica

Paradiso degli Alberti - Restauro e nuova realizzazione

luogo: Firenze

data: 1987 inizio progettazione - 1992 conclusione dei lavori

destinazione d'uso: Insediamento residenziale- piano di recupero dell'ex convento

stato: complesso restaurato - opera realizzata

superficie: Vani restaurati e destinati a residenze 310.000 mq. - Sup. degli spazi monumentali (cappella,corte,chiostro) 120.000 mq.- Sup. case nuove 250.000 mq.

committente: Coperativa il TRAGHETTO 2

impresa: SAMA

 

Descrizione

"Restauro dell' ex convento"

 

Il complesso delimitato dal muro in pietra realizzato alla fine del ‘400, epoca della nascita del Monastero fondato sulla regola di Santa Brigida, è il risultato di una stratificazione di manufatti impropri addossati alla preesistente Chiesa di Santa Maria e Zanobi a Fabroro, che hanno ingombrato il giardino antistante il Palagio degli Alberti. Il complesso conventuale, il palagio e il giardino, attraverso le epoche e molte e complesse vicissitudini, hanno subito pesanti manomissioni e sono arrivati ai giorni nostri in stato di avanzato e quasi irreversibile degrado. Con il restauro sono state eliminate le manomissioni recenti. Si è riportato alla luce il chiostro. La cappella è stata liberata dagli interventi che occultavano parte delle pareti affrescate ed il cortile retrostante è stato ampliato, grazie alla demolizione dei vani costruiti a ridosso del muro di cinta. Interventi databili intorno alla metà dell'ottocento hanno trasformato il fronte stradale su Via del Paradiso e il camminamento sovrastante il colonnato del chiostro. Queste aggiunte sono state restaurate come testimonianza dei successivi destini del complesso. Ci siamo attenuti ai criteri del restauro filologico rivolto a riconfigurare le stratificazioni avvenute in epoche successive.

 

"Affreschi della cappella del paradiso degli Alberti"

 

Il ritrovamento della parete di testa della Cappella del "Paradiso", conosciuta in antico come Santa Maria e Zanobi al Fabroro, divenuta in seguito la chiesa intitolata a Santa Maria e Brigida del convento dell'ordine Brigidino, poi Sala Capitolare agli inizi del XVI secolo con la creazione di una nuova chiesa conventuale, ha permesso di riportare alla luce uno sconosciuto tassello della  vicenda pittorica del tardo trecento. L'intero ciclo decorativo dell'antica Cappella è attribuito su basi documentarie a Niccolò di Pietro Gerini e aiuti. La grande parete affrescata con la scena del Paradiso occultati per secoli da una parete di mattoni intonacati che estrapolava la parete di fondo e l'estremità delle pareti laterali dal resto dall'aula, è riconducibile alla bottega degli Orcagna, in particolare al più giovane dei fratelli Jacopo di Cione. Pesanti lavori di riadattamento interessarono già l'antica Cappella nel 1516 quando, divenuta Capitolo delle suore, venne realizzata una nuova copertura costituita da una volta a vele sostenuta da peducci che sostituì l'antica eseguita a capriate agli inizi del Trecento.

 

"Le case nuove"

 

Il piano di recupero comprendeva anche un insediamento di nuova edificazione da realizzarsi ai margini di quella che un tempo era un'area agricola di proprietà del convento compresa all'interno della seconda cerchia muraria quattrocentesca. Il piano prevedeva un'unica barriera di case a schiera che noi abbiamo inteso rompere per cercare di rendere più aderente l'intervento ai caratteri dei luoghi, senza rinunciare a dare un valore di limite, di confine fisico tra la campagna e l'insediamento residenziale preesistente. I quattro edifici non sono più disposti su un unico fronte delimitato dalla strada. Si tratta invece di quattro edifici diversi per forma, dimensione dei fronti, altezza, profili, colori, dettagli, caratteri stilistici e materiali impiegati per la realizzazione degli involucri. Edifici concepiti per essere diversi ma non in dissonanza che fanno comunque sempre riferimento ai caratteri delle costruzioni della tradizione toscana sia per i materiali impiegati sia per gli elementi di decoro. Abbiamo inoltre cercato di interpretare e rivisitare i caratteri più significativi delle preesistenze, tendendo a creare una omogeneità per dare un senso di continuità e di conclusione al piccolo centro abitato.